giovedì 3 maggio 2018

0 E ' stato un semplice abuso?

Signore, signori. Onorevoli colleghi,
E ' stato un semplice abuso?
L' hanno portata in un tetro portale, l'hanno penetrata 11 volte, vaginale, anale e orale, e tra battute e senza preservativo, l'hanno inondata dai più spregevoli fluidi della barbarie mentre lasciavano costanza in registrazioni sinistre e deliranti.
42 minuti, si ', si '... 42!
2.520 secondi dal più spaventoso e silenzioso panico a perdere la vita.
Fate l'esercizio di contare fino a 2.520, e fatelo in modo lento, eterno, infinito... e giustifichino che quello era solo un abuso, non uno stupro. Onorevoli colleghi, gli stessi che spiegano nell'auto che la vittima è stata abbandonata, nuda, accovacciata in posizione fetale in un angolo e contro il muro, mentre si sentiva urlare tra singhiozzi.
E non soddisfatti, l'hanno umiliata in tribunale chiedendogli perché non ha urlato più tempo, perché non ha strillato più forte, perché non ha resistito con più coraggio...
Vi rispondo: perché non volevo morire.
Perche ' ha scelto di resistere a 2.520 secondi di terrore prima di morire nelle fauci di delle iene consegnate a immaginabili e sbavare la sua innocenza.
Congratulazioni, onorevoli colleghi, la giustizia si è bagnata venerdì nel vomito di quella povera creatura. Gli stessi vomito che ancora oggi, e ogni giorno, deve soffrire nel ricordare le affondi nel loro corpo dei peni accaniti di quei 5 FIGLI DI PUTTANA.
Non e 'stato stupro, e' stato abuso.
Abuso... forse lo stesso che sentiamo oggi sulla mia terra, sapendo che l'etica, la giustizia e la verità... è messa nelle sue mani.
Carrasco Carrasco
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sabato 21 aprile 2018

0 Natalie Portman rifiuta il Genesis Prize, il Nobel di Israele


Ogni anno Israele conferisce un premio agli ebrei che hanno raggiunto l’eccellenza e il riconoscimento mondiale nel loro ambito lavorativo.

 

Quest’anno il “Nobel ebraico”, che consiste in un un’onorificenza di un milione di dollari, era stato assegnato in novembre alla nota attrice Natalie Portman.
 
La cerimonia, che si sarebbe dovuta tenere tra qualche settimana, è stata oggi cancellata dalla stessa attrice che ha fatto sapere la sua intenzione di non accettare il premio viste le decine di omicidi compiuti nelle ultime tre settimane al confine con la striscia di Gaza compiuti dall’esercito israeliano.
 
Immediata e scontata è stata la risposta delle istituzioni che attraverso la voce di Miri Regev (ministra della cultura), nota per essersi prodigata in canti razzisti e anti-palestinesi insieme alla tifoseria del Beitar Jerusalem, accusano la Portman di aver ceduto alle pressioni del movimento internazionale di boicottaggio di Israele. Quasi a insinuare che non abbia una propria coscienza, cosa che invece manca evidentemente ai solerti esponenti dell’esecutivo Netanyahu.
 
L’organizzazione del Premio Genesis ha dichiarato che per anni si era cercato di evitare la politicizzazione del premio mostrando il chiaro timore che al gesto dell’attrice possano seguirne altri di personalità di spicco della comunità internazionale ebraica.
 
Oggi intanto è in corso il quarto venerdì di mobilitazione al confine tra lo stato sionista e la striscia di Gaza, che si inserisce nel percorso “Marcia del ritorno” avviato dalla comunità palestinese in vista del 15 maggio, giornata di ricordo dell’Esodo palestinese del 1948. L’esercito e il governo hanno già ucciso altre due persone, proseguendo sulla linea adottata nell’ultimo periodo, cioè schierando cecchini, sparando a vista e reprimendo qualsiasi forma di dissenso nei confronti dell’occupazione israeliana.
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giovedì 19 aprile 2018

0 Keny Arkana - Vie d'artiste (Clip Officiel)











 
Vie D'Artiste

Vita D'Artista


Non sono per me le vostre telecamere
la piccola non ha cambiato schieramento
sono quella che è stata innalzata,col naso tenuto sempre fuori
ti ricordi? la piccola selvaggia circondata da gatti di strada
bellissima stella, data a noi
puntati ma figli di una forza
Dì, ti ricordi? anche senza niente si continua
la fortuna sorride anche agli audaci
quindi tappati i timpani
quando i predicatori parlano di blasfemia
i piccoli tignosi non s'arrendono, si ho osato dire di no
Li ascolterò mentre parleranno d'umanità
prima di parlare di milioni
sotto le luci del neon ho sognato di uscirne
ma come guarire dalla penombra quando quella del mondo è peggio
Quindi combatto contro i miei demoni
fuori dai miei squallidi anni
non conosco la vita d'artista, la mia intera vita è fuori strada.
Un passo nel deserto o un posticcio sulla mia duna
La materia del ripido pendio, tra il cemento e la luna
già, per camminare nella luce
non aspetto altro che dei faretti si illuminino
E'a nome della bambina di ieri che la mia sfacciataggine vi saluta

io non ho niente a che fare con la vita d'artista,
la piccoletta non ha cambiato schieramento
sono quella che si innalza, che tiene il naso fuori
Non mi interessa l'oro, sono prigioniera come voi figlia di Babilonia
ma non nelle vostre scatole che noi rompiamo
lasciatemi pensare, non ho bisogno di una guida (x2)

I vostri trofei non sono per me, sono quella condannata al peggio
Teste bruciate, sogni appassiti,
il vostro intero sistema mi fa vomitare
I vostri sogni di stelle non sono i miei
come potreste capirmi?
Non confondo la meta col mezzo
e posso vedere come il mondo trema
Ricordi le nostre promesse? ricordi o il tempo le ha portate via?
Si, l'acqua è passata sotto i ponti, da allora
chi continua a tenersi in piedi?
E' arbitrario, lontano dagli uomini lontano dal cuore
neanche vicino agli occhi
Giustizieri spazzatura che si autoconsiderano Dio
Ricordi? problemi di una gioventù furiosa, piccola eterna fuga,
Amanti della libertà, non mi importa di creare brusio
Sono l'artista di nessuno, la penna della mia anima
Chi c'era quando la piccoletta viveva sulla strada sterrata? nessuno
Mondo di cani, non tornerò più nella sua baracca
contro il sistema e faccio rap, rappresento la tua amalgama
adolescenza sotto le stelle, l'odissea di una cavalcata
Mantengo le tracce e non dimentico quanto un uomo può essere un bastardo
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martedì 17 aprile 2018

0 È nella presa di coscienza del mio essere sfruttato


È nella presa di coscienza del mio essere sfruttato, schiavo ed espropriato che sono semplicemente andato fino in fondo nel tentativo della mia liberazione e nel tentativo di contribuire con tutto me stesso alla liberazione e difesa della terra che ha ospitato e nutrito i miei avi e me. Sono stato catturato dal nemico e mi sono liberato; sono stato cacciato dalla mia terra, da cacciato sono diventato cacciatore, preda e nomade, ospite di molte terre e genti. La mia solidale coscienza globale, coscienza della globalità del nemico e della sua guerra di sfruttamento e sterminio totale, non poteva che dirmi che la lotta contro di lui è dovere per e su qualsiasi terra che mi ospita. Solo così riaffermo, comunque e ovunque, la mia quotidiana e umana dignità, responsabile, solidale e comune, con le mie sorelle e fratelli di ogni razza e lingua, oppresse e oppressi, sfruttate e sfruttati; solo così affermo la solidarietà con coloro che lottano, in qualsiasi modo lottino; solo così affermo la mia responsabilità, l'amore naturale e scontato per i nostri figli e per tutti i viventi di questo meraviglioso pianeta".
"Anni orsono affermai che chi comprende il modo di procedere del capitalismo, e comprende che le sue esigenze sono totali, che sa o vuole rendersi conto che con questo sistema le previsioni per il futuro sono nulle, e non vuole essere costretto a essere insieme complice, schiavo e vittima di questa delirante dittatura consumfascista, deve per forza opporsi, combatterla con tutte le sue capacità, con tutta se stessa, con tutto se stesso. Dissi anche che si tratta di lotta per la sopravvivenza nuda e cruda, non più, da anni ormai, concepibile e necessaria solo per la salvaguardia delle libertà, della dignità, della terra e perciò del pane individuale o di classe o di gruppo sia esso etnico, ideale o altro. Non si tratta più di poter concepire, e lottare contro, sfruttamento, guerra di rapina, schiavitù, massacro, in un tal circoscritto. No, ormai si tratta della sopravvivenza di tutto il pianeta. Non si tratta di una crisi ecologica, ma degli ultimi attimi prima della fine di una demenziale e criminale corsa verso l'annientamento totale". Il motore e la causa di questa corsa è lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e sulla natura. È una storia millenaria di cosiddetto progresso e di cosiddetta civiltà, cresciuta come un cancro, con crescenti orrori di violenza e guerre per il dominio e tra domini, sfociata ora nella dittatura planetaria dei padroni della morte e dei loro capitali, delle loro multinazionali e dei loro Stati. Di fronte a queste evidenze non è certo vero che sia io il criminale, non è vero che sia io pericolosissimo per la società, non è vero che sia io l'ecoterrorista, ma tutto ciò vale drammaticamente per lo Stato e i suoi padroni, servi e apparati vari. Non ho bisogno di ricorrere alla menzogna, denigrazione massmediatico-poliziesca e scientifica, ai loro tribunali e carceri di annientamento per provarlo. Lo sappiamo, lo vediamo, lo respiriamo, lo beviamo, lo mangiamo e lo viviamo, se ancora di vivere si può parlare, tutte le viventi e tutti i viventi di questo pianeta, in ogni luogo, nell'acqua, sulla terra e nel cielo".
"Non mi rimane perciò che rivendicare la giustezza e la pressante necessità di lotta di ribellione anche violenta e totale contro la violenza dei padroni dell'annientamento, la lotta che per dare a noi e ai nostri figli qualche speranza non può che essere socialmente, culturalmente ed ecologicamente radicale e rivoluzionaria. Ed è una lotta che deve partire dal quotidiano, contro le nostre mille complicità ideali e reali con il dominio diffuso del consumfascismo".
"È partendo da noi che è necessario e pressante opporsi e organizzarsi. È necessario e pressante contribuire, individualmente o aggregandosi, alla neutralizzazione del consumfascismo, delle sue metropoli, fabbriche, galere, prodotti, infrastrutture, mezzi di comunicazione, psuedo-scienza, delle sue forme sociali, familiari e sessuali di rapportarsi e le conseguenti autorità dei governi nazionali e mondiali. È col pensiero globale e solidale, con l'azione diretta locale e immediata, che dobbiamo riaffermare l'autodeterminazione, il nostro potere sul nostro lavoro e sui nostri consumi, sul nostro corpo, mente e salute, sul nostro interagire sociale e con il territorio, la terra che ci ospita e nutre, che è dei nostri figli e dei figli dei nostri figli". "Le accuse che mi vengono mosse qui, mi possono solo onorare. Non ho certamente sparato alla Croce Rossa, né intascato tangenti, né sfruttato qualcuno, né fatto stragi di persone inermi, né torturato, nemmeno violentato donne e bambini...Rassegnazione e paura è complicità! Contro la rassegnazione, pensare l'impensabile! Contro la paura, imparare il coraggio!" 

(Marco Camenisch)
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lunedì 9 aprile 2018

0 Fabrizio De Andrè - Khorakhanè - A forza di essere vento

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giovedì 5 aprile 2018

0 Che fortuna non dover abbracciare mio figlio morto

Che fortuna non essere una madre palestinese,
né una madre siriana, né una madre afghana,
né una madre curda,
neanche una madre del corno d'Africa!
Che fortuna non dover sostenere
la morte di mio figlio tra le mie braccia...
Quel piccolo corpo
Che è morto senza più,
di fame, di sete,
dissanguato,
squartato,
attreversato, bam, per un proiettile!
Che fortuna non dover abbracciare mio figlio morto
Mentre i miei occhi si disseccano, lentamente,
Di dolore, di impotenza,
di rabbia contenuta!
Che fortuna non dover superare ogni giorno
il volto oscuro e asciutti del Mietitore,

e contrattare, nasconderle, nasconderle.
I volti maledetti dei miei figli.
Che sono nati dove nulla contano,
dove niente valgono, dove niente sono...!
Che fortuna, mi ripeto ogni giorno, che fortuna,
Mentre i miei figli, tranquilli,
dormono la loro infanzia meritata.


*********
La madre irachena Wafa Hussein abbraccia il figlio morto Thaer, di sei anni, in un obitorio di Baquba, a nord-Est di Baghdad, il 16 settembre 2007. Il bambino, è morto  da un sparo di un cecchino, mentre viaggiava con la sua famiglia. Su un autobus pubblico da Baghdad a Baquba.
*Marisa Peña *
Poesia partecipante a "Indignhadas"

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lunedì 2 aprile 2018

0 Blowin in The Wind - Bob Dylan

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I RIBELLI

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